TI PUO’ SERVIRE LIQUIDITA’ PRIMA DI ANDARE IN PENSIONE? Conviene investire in banca.

NON TI SERVE LIQUIDITA’ PRIMA DI ANDARE IN PENSIONE? Conviene investire in un fondo di previdenza complementare, uno privato a propria scelta o in quello di categoria. Quest’ultimo costringe il datore di lavoro al versamento di una quota aggiuntiva a vantaggio del dipendente.

In alternativa si può optare per le polizze vita che però non sembrano così convenienti.

1. INVESTIMENTO IN UN FONDO DI PREVIDENZA COMPLEMENTARE

Vantaggi fiscali = deducibilità IRPEF fino ad un importo massimo versato annuo di euro 5.164,67 – si risparmia l’aliquota marginale irpef sul versamento annuale.

Vincoli =  l’investimento fatto verrà restituito sotto forma di capitale o rendita al momento del pensionamento (salvo eventuali acconti che possono essere richiesti per validi motivi, i requisiti variano da fondo a fondo)

Tassazione al momento del pensionamento (rendita o capitale) = ritenuta d’imposta del 15% (ridotta dello 0,30% per ogni anno eccedente il 15°anno di partecipazione al fondo, con un limite massimo di deduzione pari a 6 punti percentuali – quindi aliquota minima = 9%)

Quindi à risparmio fiscale minimo dell’8% (differenza tra deduzione minima con aliquota 23% e tassazione massima del 15% alla percezione della pensione).

Per chi ha importi alti conviene fare versamenti spalmati su più anni per non superare l’importo massimo deducibile annuo di € 5.164,67.

 

 2. FONDO DI CATEGORIA (ad. Esempio per contratti commercio fondo FONTE)

Per chi sta già versando una parte del TFR al Fondo di categoria è possibile optare per il versamento del totale del TFR (e non solo di una quota).

Per chi non ha optato per il versamento del TFR al Fondo di categoria è possibile richiedere l’adesione per l’accantonamento del TFR che maturerà successivamente.

Il vantaggio principale deriva dal fatto che oltre al TFR e oltre la quota percentuale che viene versata dal lavoratore mediante trattenuta in busta paga, il datore di lavoro è obbligato a versare

una quota aggiuntiva (ad esempio il lavoratore versa lo 0,55% e il datore l’1,55% della retribuzione utile ai fini del calcolo TFR) – importo che invece chi non ha destinato il TFR al fondo non percepisce.

Anche nel caso del Fondo di categoria l’investimento è vincolato fino al pensionamento (salvo acconti per motivi particolari – per spese sanitarie sempre richiedibile, per acquisto/ristrutturazione casa o altre esigenze, richiedibili dopo 8 anni di contribuzione).

 

3. INVESTIMENTO IN UNA POLIZZA VITA

Necessario distinguere tra le polizze puro rischio e polizze con finalità di accantonamento.

Nelle polizze di puro rischio (morte, invalidità, infortunio) i versamenti sono a fondo perduto. Spetta la detrazione sull’intero premio però non ha finalità di accantonamento ma va solamente a coprire il rischio di morte, invalidità, infortunio.

Se la polizza ha per oggetto il rischio di morte, di invalidità permanente non inferiore al 5%, di non autosufficienza nel compimento degli atti quotidiani, a condizione che l’assicurazione non abbia facoltà di recedere dal contratto, spetta una detrazione d’imposta del 19% su un importo massimo annuo di euro 630 (quindi risparmio di imposta massimo euro 119,70).

Ovviamente in questo caso il versamento andrebbe suddiviso su più anni.

Spesso le assicurazioni/banche propongono dei prodotti “misti”: il premio versato viene destinato sia alla copertura del rischio sia a finalità di accantonamento. La parte relativa al puro rischio però è una minima parte rispetto al premio totale, di conseguenza il risparmio fiscale è minimo.

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